E CHIAMO PAGINE LE PAGINE

certe ore vivono sospese come se non volessero immergersi

e l’indefinito scende nel tuo risveglio

non si riconoscono più le cose che ti delimitano la vita

*

allora prendo il libro e lo apro per sapere

e chiamo pagine le pagine che le dita girano

*

poi spolvero il tavolo e dico

questo è il tavolo che possiede la mia infanzia

*

le sedie invece erano della bruna e il divano

è quello dei musicisti: vite giovani

*

mi fa stare bene tutta la casa: ha tante anime

anche la mia.

*

quando esco sono spoglia e allungo le braccia

per sentire se c’è qualche anima intorno.

*

perché si ha bisogno di riconoscerci negli sguardi.

26-1-21

E DIRSI LE VERITA’

non resta che la poesia d’evasione

con lenzuola attorcigliate alle sbarre

e possibilmente senza salti nel vuoto

*

e arrampicarsi alla finestra della propria cella:

tre cose essenziali, il letto, il tavolo e la latrina

Protette dalle restaurazioni non violente

dalle teste calde che scoppiano

dal ritorno ai medioevi

*

E cogliere l’ora d’aria come socialità lieve

immaginando incontri oltre i trucchi del mestiere

e dirsi le verità buone di deboli pazzie

farsi la treccia l’un l’altra

e raccontare amori e le peripezie

*

e scavalcare l’incomprensibile

volando con un tappeto

fino a domani

quando il brutto sarà finito.

25-1-21

L’UNISONO

al cospetto della finestra

accolgo quei guizzi del vento

che entrano dalle fessure

*

come il mio mondo dalla testa

esce e rientra continuamente

col ticchettio della sveglia

inconsapevole del fatto che trattengo

e rilascio a mia scelta divagazioni interessanti

*

non vola il tempo e non mi disturba lo scorrere

anzi culla il motore del mio corpo

come se l’unisono fosse la regolazione generale

di corpi e cose

*

m’adatto a coniugare il rombo dei motorini

col respiro del mio cane

come se fosse questo un orlo laterale della vita

che scorre nella tv e in altre piazze

*

e il restarmene fuori è ripararmi dalle intemperie

per affermare ciò che è veramente mio

da quella foresta preponderante

*

chiudo le ante delle male-dicenze col bizzarro che m’afferra

e metto l’antenna sulla casa e una bandiera

per un’incolumità necessaria al mio pensiero.

24-1-21

GLI ULTIMI D’AMORE

talmente minuscoli

fra milioni d’insetti in balìa di correnti

e sciami

*

bene e male assieme e indistinguibili

in un formicaio

come nei tempi avvenne

morendo e resuscitando

morendo e resuscitando

il genere umano

*

il caso e le speranze respirano l’illusione

del cilindro

e un mago rotea il mantello

turbinando tutti i pensieri

stormi di storni

*

bene e male assieme: sono divisibili?

Chi muove il pensiero dello stormo?

*

Gli esperti consigliano l’aratura

alla giusta profondità, l’humus

le sostanze azotate

*

era preparato bene il campo

*

ma se i concimi, le impurità, le erbe matte

e il fumo negli occhi

producono l’assurdo pulviscolo di spore impazzite

di un noi senza pensiero

senza acume negli occhi

*

saremo sterili alla fine e durante

di bene intramutabile

*

*

radicchi di campo, il coltellino, le radici

stai attenta, non pestarli, fanno bene

mettili qui, scuoti la terra, lavali bene

acqua corrente

sono gli ultimi d’amore.

23-1-21

RIFACEVO

Sappi che non ho colpa alcuna

Sappi che tu sbagliavi

*

Il conflitto si è manifestato presto

E finiva sotto fitte piogge

*

Con sembianze di grilli o formiche

Risaliva

Sulla forma che prendevo nei silenzi

Erano silenzi e ombre notturne tra capitelli

*

Vedi? Rifacevo

Come si fa il pane con lenta lievitazione

Era l’origine il mio punto di riferimento

E tu volevi che io fossi la guglia

Che stava nei tuoi pensieri.

21-1-21

LA ROTTA DEI BALCANI

Sto bevendo il mio pezzetto di nebbia

I piedi al caldo

*

mi soffermo sopra un campo di margherite

che sembra un batuffolo lieve

*

e piedi scalzi nella neve

e corpi nudi

*

e dico memoria

mettiamo anche questo in memoria?

*

Odio le parole cieche: loro parlano di margherite

Odio ogni parola che non mette un urlo davanti

*

A me viene davanti il profilo dell’Europa

Sembra una vecchia contadina

che scappa con le uova rubate nel grembiule

ma non ha figli

*

Mi vengono davanti corpi nudi

da portare a casa mia

ci scambiamo le storie e la minestra

come una volta

quando eravamo più poveri.

20-1-21

NON RESTA CHE GRANIGLIA

uno scaltro sole asciuga le coperte

penetrando il gelo di questi giorni

*

il gelo recalcitra e svanisce

*

nella casa accarezzo i muri

Vecchi voli liberati

s’aggrappano ai vetri delle finestre

*

celeste farfalla l’infanzia

*

quando ero unica abitante

con la terra e gli uccelli attaccati all’argine

*

ma le piogge sciolgono via

e non resta che graniglia

*

il posto è buio la sera dove sono io

non mi dispiace

posso comprendere il trascorso delle piogge

*

però anche correndo sul fianco

cerco ancora come se non potessi farne a meno

una cosa mai avuta.

19-1-21

ALLORA NESSUNO DEVE CHIAMARMI

le temperature si sono abbassate

forse geleranno i fiori del nespolo

*

però la neve l’ho vista solo su skype

da mia figlia lontana

anche a lei piace vederla scendere

*

La cicatrice è ancora tenera

e brucia. le stagioni non hanno più carattere

*

ed è vero si: chiudo gli occhi

e mi copro di foglie secche

dentro nell’incavo dell’ulivo

*

non è che rifiuti le circostanze

ma c’è bisogno ogni tanto di tornare

L’alveo della madre. È naturale

*

Allora nessuno deve chiamarmi

L’esercizio d’innamoramento non va interrotto

assumere sostanze è vitale

devo accordarmi

con le stagioni che mancano.

17-1-21

COME AI PRIMI SOLI

mio intimo corpo che al millimetro

ispeziono

se dovesse uscire qualche gambo

o un fiore

o nuvola bianca tra il collo e la spalla

*

tutta personale la percezione

quando mi sfilo dalla doccia

col vapore che mi dilata

e una leggerezza che gioisce

come ai primi soli

*

scendo dalla notte

e penso che sono ancora io

nonostante

quei passaggi tra i sogni

e quegli incontri mai compresi

*

gli uomini viaggiano su binari inversi

in auge l’arbitrio dei pensieri

folle vero?

Un dominio inoculato nei tempi

*

E qui l’incombenza di ripartire

In una terza età

Il bisogno di aprire visioni

Ed espirare il passato

Volando con un tappeto d’erba

e una vela in testa.

NELLE SCATOLE

qui senza neve

e con grandi occhi

che bruciano a fiamma lenta

*

Dentro ad una finestra

un incendio del primo sole

divora gli stipiti

Nelle scatole costruite bambagia

implodono chiome d’alberi verdi

*

pure il mare è dentro in un armadio

colorato di blu

per togliere il freddo ai naviganti

e sciogliere tempeste

ci hanno detto

*

ma, ora, scalza

metto fuori i miei organi

assaggio tinture di freddo e colori

e labile sulle lingue

il passaggio del tempo

*

anche il cancello dai cardini gelati

desidera aprirsi

e toccare il filo

figlio della notte.

14-1-21