CAPISCI?

È di questo che volevo parlarti,

della mia ossidazione

Di quando me ne resto qui ritta

a guardare la mia pelle che vorrei cosparsa di polvere d’oro

e lucidata per farle assumere un aspetto trascendente

Capisci? come una nuvola a sé stante

.

Invece resta incarnito il tatuaggio di ferro incongruente

maculato, sempre più evidente

.

So che diventerà ruggine da grattare

senza mai poter arrivare al midollo

se non con una lenta consunzione

di un tempo universale

.

così come il manifestarsi di quelle singole lacrime

che tornano senza di te, ogni tanto,

senza un preciso lamento

Pensa a quanto poco si sa di loro e del loro tempo!

1-7-22

ESTEMPORANEA

Sa, che adesso scrivo come se avessi i baffi di mio nonno Cesare.

Lui scriverebbe del fosso con la biscia dentro

verde come l’erba ranina

e che era bello il suo frumento e che aveva pescato le rane

e i pesci gatto e che gli piaceva fumare il toscano

.

Asciutto come il greto di un fiume

sotto ai baffi i denti con la vecchiaia taciturna

io gli stavo in braccio a fissargli gli occhi azzurri dentro la faccia magra

Poi c’era il sorriso con la neve sulle spalle quando entrava dal portone

.

e tra un dente e l’altro, lunghi e un po’ marroni,

usciva il fascino della sua vita profonda

che non ho mai conosciuto. era stato in guerra

e aveva ucciso qualche soldato austriaco.

Ecco, dicevo, che gli ha preso gli occhi e tutta la statura!

3-7-22

PROPRIO COLPA DEL SOLE

Vado alla mattina presto a fare il giro col cane

Camminiamo nel freschino prima che l’aria prenda il colore del caldo

Mi devo mettere gli occhiali da sole

A quell’ora il sole punta proprio agli occhi

In diagonale perfetta

E mi acceca

.

Perché quella volta che sono inciampata e caduta sullo stradello dietro casa

è stata proprio colpa del sole che mi tradiva la vista

Divisa a metà in linea orizzontale: sopra rapita dalla luce e sotto buio pesto

Cosi che non vedevo un pezzo di corpo e, niente, non so come sia stato

ginocchio sbucciato come da bambina. Lo stesso bruciore

.

Il dolore non cambia col tempo, cambia solo il modo di considerarlo,

lo hai già imparato altre volte

.

Comunque mi piace uscire a quell’ora

Le ombre sono allungate lungo l’asfalto

E mi sembra di essere alta e snella come una Kessler.

2-7-22

CHE DURASSE

preferisco l’immobilità del mattino

con l’aria che scende dalla notte

e possiede l’idea di oscurità

.

che durasse pietrificata in qualche infinito

quell’apertura alare

dentro cui prendiamo un ultimo respiro

cogliendo i fili

di traiettorie d’uccelli senza suono

e delle ragnatele

lavorate a punto smerlo

nella nostra assenza

.

e si beve quel caffè lento

che senza parlare

scende come un’ombra in zona boschiva impervia.

30-6-22

NON PORTARMI VIA

Quando la Terra deglutiva se stessa

Tutti gli occhi chiusero le loro finestre

E un aereo solitario prese a cucire le nuvole al mio sterno

.

Non portarmi via, non chiudermi

Questo fu il mio desiderio

Facciamo crescere un’isola d’arbusti

E tutte le donne con i fazzoletti azzurri in testa

Per dare spazio al mare

.

Non chiesi altro se non una siepe

Di campanelle blu

Sulla terra battuta

E grigia d’inedia.

28-6-22

STAMATTINA

Non mi ferirò i piedi

son tutti morbidi i sogni

.

ho rifatto il letto svogliatamente

la finestra rispecchiava lenzuola della casa accanto

ed è così che sono andata al mare,

alle barche con le vele arancioni, alla salsedine

.

e ho pensato (erano già le nove e trenta)

a quanto è sbrindellato il mio pensiero d’evasione

che si lascia invadere dalle cicale

e dall’odore d’intingoli

dei surgelati Freddi!

28-6-22

VOCI

voci voci, urla rumori, larve azzurre e cortecce piene di occhi

a rubare il succo del tempo

linee arcuate si slanciano attorno a pallide lune

.

di notte la tua terra a bagnare

usando mani e secchio io

dentro le crepe della sete

e nuvole incastonate nella fronte

topazio

la vita

un volo finissimo di tempo

inclina il verso delle ore

e tutto scorre come prima di questa opaca disarmonia

.

Immobile e afona l’aria

divaricate rughe di cortecce

la cicala allarga spasmi di pianura

la notte ancora bagnata dal sole

e l’atmosfera pesante di piombo

.

la secca i picchi di sabbia bianco infinito diluvio di silicio

gracchiando le dune i dossi i respiri

lungo le prue occidentali. gli intestini alambiccate saette

seppellendo rugiade tossicchianti di San Giovanni

soffrire di girasoli campo esteso dal collo allungato e torto

e le vite tutte dentro un polso d’insonnie.

25-6-22

PESCI PICCOLI

Nel mio piccolo ci sono sogni piccoli

e briciole i vuoti da disperdere

.

Trovo per strada poesie piccole da indossare

e piccoli andirivieni di grondaie senza rumore

le piogge hanno fatto il loro tempo

ho solo reti per pescare

pesci piccoli con gli occhi grandi:

hanno dentro lo scroscio dei fondali

.

quella che ero si è ridotta all’osso

sto tornando indietro

in un futuro di perla.

26-6-22