COMPRERANNO VESTITI E VERDURE

La mia pelle se ne sta li in piedi

E risuona come una latta d’olio

È domenica

E lei si prepara per uscire

Le strade lastricate di zigrinate pozzanghere

Il cielo imbellettato come fosse primordiale

Il canto, la brezza

Vola la gonna della betulla

E già il sole purificato come un’ostia

ammalia tutto il mercato

Compreranno vestiti e verdure

La domenica sta sussurrando a tutti di essere qualcuno

E di gioire

Il nuovo del vestito e l’immagine fabbricata di fresco

Il tessuto d’approvazione

Quel tono domenicale di belle signore

d’acquisti convenienti

 

Seduta sull’uscio

Nel cambio di sole e nuvole

Aspetto che passi ogni fiore domenicale

Da infilare nel sorriso

La folla deglutita

Spurga sulle auto e spegne il da farsi

Nei forni di casa

 

Rientro nel mio cerchio

E mi metto a tacere

Qualcosa è diverso.

27-9-20

 

IL MIO INDICE NELLA SUA MANO

il mio indice nella sua mano

mezzo mondo di distanza

dovreste provarlo

s’avvita su tutte le nuvole

 

Annichilito il tatto ancora preme

sui corpi

la solidità dell’abbraccio

Il candore della voce

 

La presenza resistente

dietro al mio corpo calloso

sembra una sete di ulivi

non so come

reminiscenze

 

Il tepore acqueo dell’ora pomeridiana

s’insinua su skype

E per un nocciolo di minuti

La mia vista ti chiama

 

Trarti dallo schermo

lunghe una vita le braccia

per restare “in viva”

come un pescegatto nel secchio

fino alla prossima

lacrimevole battaglia.

25-9-20

NEL DNA

La mia voce calante

si veste d’altro

Scampare

fino alla tromba delle scale

là in fondo

Il corridoio è una lunga appendice di passati

Per il senso del domani

devo imparare a camminare

siamo ancora uomini primi

s’impara all’infinito

come una pianta che si sofferma

solo per sorseggiare le pause dell’inverno

incorporato nel dna un filamento:

ascoltare la notte il vento e l’acqua

e l’animale che ti guarda dall’infondo dello scoppio

A tastoni le parole delle cose consumate

restare indietro e pensare al rimasto

con l’umiltà di un albero vermiglio

e di una quercia a guance tonde.

24-9-20

TRAVERSA

A dirotto tra i rami

traversa

Strappare parole e tralicci

Fu fatica tormentata

e ritorta a quattro mani come massaie le lenzuola

Interroghi il silenzio

E ne resti avvinghiata come un monumento

A me l’aria era buia a tratti inversi

E coglievo fiori neri in assenza di luce

Andavo liquefacendomi

per il troppo inverno delle parole.

23-9-20

UN FARO NELLE NEBBIE




 il cuore nel suo pugno chiuso e rosso

ha il battito di un ciabattino

prima ritma e poi s’impenna ad una sorgente

le emozioni divengono mani sull’argilla

a colare non il sangue ma certezze

 

ora è affollato d’anni e rinsavito

come il cammino atavico dell’onda

Di lumaca il dorso nudo

mescola il mare che fluisce

scansando gli aguzzi

 

un faro nelle nebbie

insetti e formicolii le navi che scorge

 

ruota a vista circospetto la sua lampada

le nebbie gialle e grigie variano d’intensità

lui s’aspetta l’inganno delle mediocrità

ma la velatura è di speranze

per quel crepuscolo rosato

dentro le finestre delle case

noce moscata e gallina buona

il sorso che appianava i pensieri.

22-9-20

 

E CREPITA

Non lasciarsi prendere
 
I giri dei corvi sulla neve
sono ricchi d’uncini
memorie dal fondo lanciano fiamme
 
non regge la notte e manda gocce di sudore 
straripa notturno tutto il deserto della vita
 
carpire rumore d’aereo dal cielo
Isolare il segnale luminoso d’intermittenza
E distinguere da ogni stella il suo goffo tentativo d’astro
La nave solca il buio come una fuga 
 
Non lasciarsi prendere
 
ricchezza di solitudini
riempie l’esistenza di ogni piccolo topo o uccello
e crepita come blocco di ghiaccio
e fiore di geranio che lentamente spampina
e gemma
nello scoprirsi sempre vivo.

20-9-20









			

Digressione

PER QUELLA CARNE CHE MANCA

arare di terre sui tramonti
Sollevare stoppie da mostrare al cielo
Prendessero luce e acqua
Pregare per un germoglio e per la sua fame
 
Avessero d’un fulmine la forza
Arare e arare sotto sopra
Catturare nuovi insetti
dalle ali d’aria bruna
Per quella carne che manca
 
come appassita forma
rivelasse bene la voce roca
fosse nutrimento a parole consunte
al vortice di timpani
poesia
scaverò fondo un pozzo dove trovarti!
18-9-20
 

Digressione

E D’INQUIETUDINI

Le parole mi rispondono
E scrivono orgasmi sulle pareti
Mi viene l’acqua alle caviglie e mi beve
La tazza corre da là a qui e si scontra
con tutte le ore decidue
 
una frenetica pazzia prende il mio posto
ed ha il nome consumato delle cose
La solitudine sogghigna con i baffi di nonno Cesare
Si, è la solitudine che mi rosicchia
Sono un gatto col terrore nella pelliccia
 
E d’inquietudini
 
allora lascio che le cose mi muoiano sopra
ancora piena di vita
con i timpani che rimbombano di colore viola
sopra la mia voce nascosta negli alveoli
 
Un crepitio lieve e lento riapre la mia buccia
Non è una ferita
È la vita che sta pensando di occupare spazio
all’esterno di tutte le mie finestre
sempre a guardare fuori e chiudersi dentro
ci si ammala.
 

15-9-20 

Digressione

VOLTANDO LE SPALLE

E dubitando
Potresti incastonare il tuo rubino
In una roccia esposta
sul versante estremo dei pensieri
E tenerlo come un uovo di passero
 
Dubitando delle metamorfosi e delle piogge
 
E comunque e ovunque poche e semplici vettovaglie
Racchiudenti i loro intimi segreti
Con l’universo che miscuglia
Il profondo irraggiungibile
 
Forse dovresti
Annaspando fino all’importanza
Di cosa significhi essere fuori dal magnetismo
Del cosiddetto amore che sbilancia
E nutrimento
Tenere tutto lì richiuso voltando le spalle.
 
E tenendo conto che la pioggia
sulle piante abituate ad essere ombra e sussurro d’insetti
 vuoto torrente e purificato gocciolio alle pietre
sversa
Prendo il rimasto e lo annullo nei pensieri
sabbia, la loro forma
La concretezza dell’aria, le parole delle montagne
 
Quindi un ridivenire
Di fiori storditi
D’amplessi ripetuti
Di verde ritrovato
In piedi sull’erba
Il discreto impercettibile risveglio.
13-9-20

ALDEBARAN

Dileguato in fretta il sonno
Tra un ginocchio malandato e una preoccupazione
Faccio voto ad una finestra di stelle
 
Aldebaran e lo spettacolo lento che traversa
Ha la peculiarità di agganciarmi ad un amo
E trascinarmi come un veliero
 
solo per me quel rettangolo denso?
 
Raccolgo perseidi cadute nel prato
Dicono desideri
E quanti saranno lì arrugginiti ormai
Che aspettano il loro tempo
 
Qualche aereo rossastro e la linea della vita incerta
Senza cadere, senza cadere dalla corda d’equilibrio
Cammino sul toro come una danzatrice
E piego su di me il foglio nero
Che mi si accartocci per sempre
Con tutti i respiri degli astri intorno alla testa.

28-8-20