ORA MI CHIEDE DI RESTARE

Su quelle foglie verdi

Resisto su quelle foglie verdi

Quanto si resiste prima del distacco?

Prima di misurare la distanza dal ramo

Prima dell’allontanarsi del tempo

Dell’ascoltarsi dentro ad un corpo

Senza più il tempo a raccontarci

Un’onda inghiotte l’altra onda

Non è malvagia

È il soave mutare

Il soave detergere briciole

È lo svegliarsi al mattino dove tutto è uguale

E ogni cosa è mutata

che tu non vedi

Uno sbarcare i ricordi ogni notte

E ritornare nuova e sempre

Muta anche il ricordo

E io ricordo le fotografie di estati lunghe

Ricordo l’insetto in preda al panico

oltre il mio argine e il mio selciato

E il mutare che sono

irrancidita stuoia

Sopra quei ricordi

Il resto che venne dopo e a lato

Ora mi sembra vita

Che mi si posava fra le braccia

ora mi sembra residuo che mi chiede di restare.

18-9-19

 

 

 

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PREVISTO E RECINTATO

Sto dietro ad un vetro

Leggermente oscurato

Figure scendono e salgono

Le auto in sosta

L’estate sopita di settembre

tenui i riflessi di sole

 

La strada esige lo scorrimento preciso

Tutto funziona nei precisi istanti

Hai l’ingranaggio caricato al polso

Sono previste le incrinature e il preciso intervento

 

un poco ammaccata: solo un problema da risolvere

I denti splendenti il sorriso avvincente

Non puoi aggiustare?

Sostituire tutta al completo

Per essere nella mischia

Un pesce aggrappato alla rete

 

Vado lenta mi metto a lato

Per non inceppare lo scorrimento

E osservare il perfetto implodere

Non faccio parte. Deviare nell’area di sosta

 

Niente è sosta in me. L’emozione è ribellione

E il fuorigioco è battere i pugni ai fianchi

Ma è solletico

Previsto e recintato.

17-9-19

IL CORRIDOIO

Faceva tanto caldo, un panno di lana

Nessun risuono ambrato, nessun rintocco d’albe

 

Lo strato di banalità allestito, un palco di teatro

Beveva come spugna la consuetudine degli applausi

 

Tu ed io aprimmo un corridoio di corrispondenza

A comprenderci e non capire: perché mai fino in fondo

 

Lisciavamo le nostre radici di percorrenze astratte

Verso ogni insoluto, verso l’incompreso

 

Ciò che cerchiamo, pungendo ostinatamente la carta

E ogni enunciato, con la punta e la sfera

 

Ciò che ostinatamente dall’altra parte

Qualcosa ci chiama a fare

 

È quell’ignoto che abbiamo fra le tempie

E davanti alle feritoie delle nostre mura.

15-9-19

SE IL SE’ FOSSE NELL’ALTRO COME NEVE

Sfrondano gli arbusti in cima

Sfrecciano nelle feritoie come aggettanti navette d’ordito

Tutti quei piccioni allunano e sgrondano nel sole

E intrecciano qui il loro essere di attenti guardiani del castello

 

credo che se sfiorassi un mattone di questo ammasso

partirebbe a domino un parlottare dei secoli

di consistenze sofferte

e ossidazioni di attacchi e difese

 

com’ è rattrappito il corpo, il tempo

non si è diluito ha sommato concrezioni d’artrosi

mattoni e sassi, un muro di pensieri

i pensieri nel loro muro muto e schivo

 

e se qualcuno

con un Sé seduto a lato

proprio in un angolo e non al centro

E tranquillamente facente funzioni d’amor proprio e d’altri

Se quel qualcuno che ama sé stesso portasse uno scroscio d’altro

verso

Con lo stupore e lo smeriglio nell’arco dei denti

senza perimetro

in un castello ceruleo d’aria

con desideri d’avvistamento fra le ali

e in corsa

sottesi ad un arco di luna

così come le curve del mondo e della luce

come l’abbraccio dell’universo fondo.

Se il sé fosse nell’altro come neve!

 

13-9-19

 

 

 

DEVIANDO DA TE

Attorno alla testa mia le tue mani

Grandi e calde

Ancora sprofonda il soffice

Tra i capelli

il tuo trasporre era calore

e volontà di falco

Sulla mia testa

E sulle parole

Prima e dopo il cuore

O nello stesso involucro

Pulsazioni rotolate fuori come cuccioli

E argilla levigata sul tornio

Insufflavi carne

Ti ricordi i disegni col gesso?

Mi svegliavo e disegnavo

Deviando da te

Una palla la mia testa

E cadeva così pesante

Che mi svegliava i sogni

In un villaggio fuori dalla tua ombra.

12-9-19

 

PUNTI CARDINALI

Passo davanti alla tua casa

Una signora austera con la bocca chiusa

 

A nordest i nuvoloni blu come fioriture d’ortensie

E a est il lume ritrovato dopo il corpo della notte

 

Siamo ancora nell’oscurità con leggeri tuffi al cuore

Per quelle ombre improvvise nel parco

 

Le edere fagocitano i muri e sopprimono i lampioni

E figura ben vestita di uomo, va verso la stazione

 

Non sei tu anche se per una frazione … ho pensato

Prenderà il treno delle sette: direzione ovest

 

Muoversi tra i punti cardinali con le antenne tra l’erba

E percepire tutti i percorsi. La sua antenna sembra una voluta di balaustra

 

e senza ricciolo, dondola per conto suo, più svelta quando la libero

nell’ultimo tratto di strada verso ovest con qualche deviazione di gatto

 

Il mio fiuto è tra le ortensie o nuvole. Poi nell’esistenza

Certi incontri fugaci, quasi tangenti ai cerchi

 

Colorano di rosa velate garze, un po’ strappate e rarefatte

Pensieri vagheggiati e frammiste parole.

10-9-19

 

NON E’ ATTENDERE

Il fiato grigio del vento

Lo sbadiglio delle finestre

il vuoto penetra il paesaggio domenicale

Sotto ad ogni foglia sfuma piano la tristezza

Dirvi che ero qui anche ieri

Con l’abbaiare lontano

In questo spazio che s’incarna statico

Come il bacio perenne dei piccoli abitanti

A guardare i piedi e i sassi e le pozzanghere

E controllare i peperoni sul gas e gli assetti dell’abitare

Ho come l’impressione di riempire il fagottino da mettere in spalla

E non partire

Dirvi che sono qui da tanto

E che sono il verderame sul muro

Non è attendere

La realtà è che elimino con lungimiranza

le cose dal fagottino.

8-9-19