ANCHE UN DESERTO

Non esserci più

Hai spogliato dei fiori il mio vestito

 

sono svenuta cadendo senza attrito

fino al prato

Così ho lavorato

Facendo di raso la tela

cercando d’azzurro i colori

dentro l’inverno che passava alla finestra

 

si snodava una fila di gallerie

Avrei potuto incunearmi, incanalarmi

incarnirmi lì e accettare il buio

Essere in un tuono

 

preferii d’aria un passaggio

Il suo asciutto incerto

Il suo toccare le piante

A volte gocce. Anche un deserto

 

E accadde

Un filamento dalla bocca

una bava, un tessuto

un sottrarsi di me in altro verbo

una pezza con sopra i fiori.

29-5-20

L’INDISTINTO

 

Lenzuola distese

l’infinità si arrampica

su per i cortili

colui che ha steso le tele

non si trova

voleva cancellare tutti i trascorsi

 

ha sottilmente ricoperto versi

tagliato le punte all’erba

unificato le differenze

l’indistinto affogherà tutte le morti

 

Una gallina razzola noncurante

risale la china, zampe forti

tra il fango i granelli

in fondo non ci speravo.

28-5-20

 

 

 

 

UNO…DUE….

Redento il volo

Si è gonfiato d’aria

Dopo lo stantio cresciuto nelle fughe

delle mattonelle

 

Necessario sollevare il capo

E decidere se guardare indietro

O il passo delle tue braccia

 

Necessario lasciarsi sollevare

E asciugare lo stomaco e le lacrime

Il limite è il contorno delle nostre ciglia

 

Non sai le mani cosa sapranno trovare

E la materia

Proveranno a conoscere e a plasmare

 

Bisogna avere l’aria in ogni vela.

27-5-20

CESPUGLIO SENZA INSETTI

Giorni sottolio

bordi d’erba e piante

là in fondo dopo le case

Un decidersi lento degli incontri

E l’impaccio del saluto

 

il vento a tratti

sparge isterico le foglie

Dalle ringhiere

trapelano aneliti di petali

 

sui fogli indistinte parole

si mescolano a superfici scombinate

e rinunci a comprendere

cespuglio senza insetti

il coniugarsi delle forme

 

Più adatto sarebbe tra i pioppi

quel vento

il candido che vola

una garbata bellezza

e tu figura sola dentro il quadro

scrivi e tracci segmenti d’onda

col suono delle foglie

nel compimento di pensieri.

26-5-20

ANCORA DA VENIRE

Il quaderno ripete

Il terzo occhio pure

non c’è nuovo

 

Scendo nel costato

del desktop

il riposto trafora il tempo

mi appoggio al bianco

ancora da venire

è neve farinosa

un accesso intonso

 

(ma la storia da dove passa? non trovo impronte. un tempo si calcificavano sulla neve perenne entrando a me l’odore ah il padre! la chiave!Ora ti sommerge un vento di polveri. analizzare classificare considerare diversi mucchietti una stanza per volta. L’insieme soverchia i pensieri)

 

Sosto. Gli aloni si confondono

le nevi sciolte

scoprono rocce

sconosciute

Il circadiano

ora sta in coda all’alba

le foglie aperte

assorbo

o assorbita

rivesto questo bianco

come fosse nuovo

come se fossi originale

come se fossi libera.

23-5-20