DOPODICHE’

Dopodichè non disse più nulla

non giunse alcuno alla tavola imbandita.

Tutto era pronto e l’animo umano in subbuglio

Ogni cosa, la rugiada, il passero, la nuvola grigia

Si fermò e gli occhi furono come pietrificati dall’incantesimo

aggiunto

uno stupore

Allora Penelope rivolse le pupille alle sue interiora

E notò l’aurora tra le pliche

Che tessesse o no ormai non importava

Lei vide un altro cosmo

Dove non dovesse rispondere

O attendere

Dove tutto baluginava denso e morbido

E l’alternanza a sé

A quel che rappresentava

Giocava la partita

Tra lei e una verità ancora sconosciuta.

21-7-18

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ECCO DOVE SONO I FRAMMENTI

Ecco dove sono adesso i frammenti

le ceneri i pezzi di stoffa

Sfilacci appesi alle pareti

Parole timide inerpicate lungo la gola

L’incerto sfiora le Lune

ha tanti pezzetti di verto

rilucono

i colori fiamminghi

tra strada e fosso

Mentre

In superficie alla carreggiata

Asfalti lisci

Una marcia al balzo sposa

la prima parola

La paura infiltrata nelle coscienze

sfoga e urla

Paglia sul fiume

Che il fiume schiuma.

17-7-18

BRUTTI RUMORI

Quelle parole scogliose

Che sono salite alla mia mente

gesti spontanei di qualche organello somatico

Le voglio cuocere lentamente

Comprendere da dove sono partite

setacciarle

Cesellarle, filigranarle

Come sempre prima di parlare

Ma lo stomaco ora è stanco

Non vuole mediare, ragionare

Non fa che rigettare il mondo

Mi dice di chiudere gli ingressi

Ai rumori d’intolleranza.

14-7-18

LA NOTTE SI AGGIRAVA SPAURITA

La notte si aggirava spaurita

Con un moccolo di candela

Le finestre chiedevano aiuto

Mentre la bestia là fuori

Soffiava e mugghiava infuriata

Senza testa né coda

grigia e cieca

I mattoni serrati, occhi spalancati

Tremava loro il cuore

aspettavano

La notte non era più

Inghiottita

Vittima sacrificale in un fosco labirinto

Questo fu fino alle prime luci delle torce

Alle prime voci

Al primo silenzio

I primi passi cauti

A vedere come si era disteso il buio.

17-7-18

CHE STUPIDA!

Come essere senza l’approdo?

Qui si slarga

E prende la forma della mia forma

di quello spazio radunato dai muri

Il respiro è di polmone d’acciaio

È l’anidride di parole disperse

nel traffico dell’ora di punta

le sillabe naufragano nelle stanze

restano granelli inerti di bitartrato di potassio

Non rimpianti

E le verità sulla lingua si scompongono

In tracce sulle fotografie

 

Ma mi chiedo se il continuo squamare la pelle

Col saltare delle iridi come fossero scintille

Porterà a qualcosa

Alla maggiore limpidezza del mio sangue?

O allo scioglimento di me

bicchiere di vino rosso

Sopra un assito sporco di un pavimento?

Che stupida a restare qui

Tra un vello  e un organo di malinconia!

11-7-18