ERO IN VITA CHE NEMMENO MI SEMBRAVA

Che il clima ancora aveva la decenza dei secoli

Ed ero in vita e accesa che nemmeno mi sembrava

E non si vedeva il sacro ibis del Nilo insediarsi qui nelle risaie

 

Quando il clima aveva al momento giusto la sua neve

e le estati razzolate nel cortile

Ed ero in vita che nemmeno mi sembravo così accesa

 

E il camminare a febbraio avvolta in sciarpe di nebbia

Che solo pochi riuscivano a diventare miei pensieri

e mattoni cotti al sole

 

Dove si annegò il tutto d’inconsapevole corsa?

Ero ancora in vita e risata leggera e qualche nuvola

Di sera cominciava

 

E mutò senza sguardo alcuno e di soppiatto

in plastica sottile e belle cose chiamate con tanti nomi

e felicità più di tutte con falsità complessa sulle masse.

 

Ora gli ibis li guardo curiosa che sono in vita un poco spenta

I loro becchi ricurvi e lunghi vicino agli aironi nelle scoline

E nel sentiero parallelo spero che sia inversa proporzione.

21.2.19

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UNA PACE DI GUERRA

Concedo a ciò che s’invoglia al mattino

Di diventare grano per il mio pane. Senza progetto

Una pace di guerra

Eventi e parole minano l’animo più di un bastone

 

Lascio il lievito che lavori e che apra bolle nella materia

Un fermento liberato sulla terra dei miei avi

Anche quelli che non furono del mio sangue

Il moto umano con sabbie di percorrenza nelle linee della mano

 

La mia strada è un corpo di ruote perché ero nel campo

E mi concedo dopo l’ascolto d’ingenerate e faticose parole

Di tenermi un’unghia di delicato tempo, una musica

Una pace di guerra da stendere come unguento.

 

Come fa bene riunirsi insieme col silenzio che soffia

apre una dimensione di stoffa calda

E insieme di luna gialla che soffusa rischiara

La fronte indecisa. Si cerca miele in un calice di fiore.

20-2-19

E LA DIMENTICANZA

Cosa ti prese di me la musica o la luna intera

Che tenevo davanti e mi schiariva?

Ora scendendo trascina, devi vedere, case

E campi con tutti i fanali

come fossero sopra ad una tovaglia

Fino laggiù a occidente mentre dissolve

e diviene cerchio di bolla saponata

Dissolve in me la notte e altri tempi conclusi

E il suo cerchio ha dentro i mondi

E la dimenticanza.

19-2-19

 

VINTA BATTAGLIA

A fianco la forma conosciuta

La rasatura particolare dei capelli

il divenire parole faticoso

In quel limbo mi svesto

Brodo primordiale

la fatica l’impaccio il sudore che la pelle

e l’ansimo

che fruscia nell’ aura tra noi

il tuo racconto predicato complemento

e chi

ti chiedo, il soggetto

il brusio sorprendo del pensiero

conoscendo il tuo mondo

Immaginando il prato dietro casa

Perfino il gatto e la bici il gioco

L’andatura il rifiuto

Ti vengo incontro ti allungo una voce inferente

Un cenno d’ assenso che è quasi una lenza che pesca nella tua bocca

E poi la conquista che arrossa che scroscia che scorre

Pure su di me che poi divulgo come vinta battaglia

la conquista del giorno

E mi piace quel momento illuminato

in cui sfugge ai tuoi occhi il sorriso

e la tua fronte un pulpito di sincerità

anche quando tenti una bugia

di quelle tue così innocenti

da far diventare bello perfino il mondo.

18-2-19

FACILE DA DIRE

 

Un gettito d’infanzia

La camicia latte e sudore

Lei bambina, lei madre, lei di tante

Col corpo che non le parla più

An-dato via

 

facile da dire

su quante bocche scorre

il rancore globale che si fa uomo

spruzzato nei ventri

Facile da dire semplice

Puttana col disprezzo che cola

Ecco l’ho scritta e mi fa male

 

Avvitava come lenzuola strizzate

Si avvitava

ragioni di sfinimento

a terra scaglie di pialla sfoglie di parole

soglie d’infanzia sulla sua bocca incarnita

Trovò una bambola in terra occhi fissi di vetro

l’amò. Amò di lei se stessa

naturalmente

come essere spoglio.

15-2-19