COSÌ PREZIOSE LE NOSTRE ETÀ

Da piccola facevo politica

Seguivo mio padre in adorazione

.

Intorno ai vent’anni ero ancora piccola

ma con qualche mia idea

e poi a trenta ancora piccola e un po’ d’amore

e politica

.

ora ambisco a diventare grande

almeno prima di morire

ma è molto difficile essere donna saggia e forte

.

stamattina una goccia di caffè

è scesa dalla moka schizzando il piano cottura

e ogni volta mia mamma dice

che devo pulire prima della politica e prima di scrivere

.

è un bel fastidio pulire così la propria vita

io lascerei di me qualche macchia in giro

una giovane traccia nel cosmo

anche senza megafono.

12-6-21

E TU, NONNA AMNERIS

Colleziono immagini

Le punto in un catalogo con gli spilli

congiunta ai ricordi e al nuovo

che sbuccia emozioni

.

Due picchi stamattina, il rosso e il verde

parlavano con gli stessi suoni

sul melograno

Stretti nella mia retina ora

e non so per quale associazione

Forse le rugosità dei tronchi o la prelibatezza per il picchio

di quei bruchi grassi verderame

che cadevano dagli ippocastani alla Bedulla

e farfalle giganti …e tu nonna Amneris

col becchime alle galline

 Il tuo viso fertile dove la luce si posava

quasi dimenticandosi del sole

sui solchi sottili che ogni tuo pensiero lasciava

.

echi di lontananze negli occhi

che sapevi tener stretti come aquiloni

e mi parlavi e raccontavi di giovani pretendenti

.

Ho innaffiato, attraversando distratta tutto il mio essere,

ho innaffiato ogni tanto il detto e l’inteso

come velo di sposa tra le peonie

E ora spunti con la tua trasparenza accanto a me

Ora che nei miei ricordi, siamo coetanee.

11-6-21

NOTTURNO di Chopin

Andante di schiena lungo i portici

l’uomo e bombetta

una musica aperta

sulle bianche colonne

e marmo rugato

.

un coro di lacrime sprigionava dai volti

biscia sottile che entrava e usciva

legandomi all’ombra

.

scivolando giovinezze lungo l’aria

e il campanile delle ore

e avvolgendo di spire la gente

tutto dentro riportava:

vite immaginate e sommesso stupore

.

cauto il sole e cauta la notte

e pigmenti pastello di cavolaia

sull’ala eravamo e sembrava

fluire sul vero con la schiena incurvata

.

e di onde riflesse l’invisibile aumento

Screziava

il già fragile e battente cristallo.

10-6-21

LE GAZZE INNAMORATE

E la mia nonna che aveva l’ardire di scavallare la morte

mi tiene la mano e mi scivola dentro col suo fare di gioco

mescolando le carte.

È tutta una briscola

.

Alti e bassi queste scosse terrene

Guardo le gazze innamorate che rubano i pensieri

E riformulo l’imparato: si vive di stelle

e mucchi di letame

Così prendo la curvatura di occhi e bocca e tiro, tiro

per far ridere i denti fra una botta e un dolore

e tiro la corsa che è tutto una fine e un inizio

.

Un soprassalto e butto davanti un occhio

Quello destro che mira di fianco

Un giro intorno ai pioppi e a seguir le gazze

E il normale s’adagia in fronte.

A briscola sono brava … poi si vedrà.

9-6-21

COME SE UN RIVERBERO

In un pendio di ore di neutro grigio

s’intravvede di fondo un ruscello

tra i riversi rami di un gelso

.

gusto succulenti more

come si chiamassero “ultime”

ma anche prime per sapore del sempre nuovo

.

poi lo stupore di trovarmi legata bocca e pancia

al ramo da cui profumo

sempre troppo breve il sempre che dichiaro

come se un riverbero mi mostrasse la soglia

d’andare e venire

dalla madre, al suono e allo sparire.

8-6-21

IL FUOCO ALLE SPALLE

Una nevralgia agli occhi

il vento sugli umori

l’incompiuto sbalza le costole

.

in un lampo il passato ad una svolta

vene aperte al provvisorio

E ogni cosa con l’urgenza di un grido

Il fuoco alle spalle

La bocca aperta ad ogni azione

Moscerini all’ingresso

Uomo che passa

Uccello da attrarre alle piante

Tutto qui vicino da cogliere

e legarlo al corpo

Icaro e le sue ali

Ingoiare la distanza dalla vita.

6-6-21

MEMORIA

Ulcere d’asfalto

Sotto ai nomi delle case

Nessuna erba sotto ai piedi

Nessun tocco d’humus

Occhi da riempire

Eppure nell’infinito

Che rimbomba

Giacevo nell’aria rarefatta

Lei non dà tregua

Concima raccoglie fili come cordoni ombelicali

Sgronda polvere cresce fagioli e sa ancora accarezzare

E strofina la sua vita come una lampada

E la tela antica

Assaggia la notte e le tempeste

E cuce le ferite come ricamo

Poi abbozza un sorriso

sopra le paure

dimmi che ero io

con la memoria calata nell’osso

dentro a una grotta o una casa rotta

con la vita lenta tra le fessure

col gomito che impasta

l’ho vista

nel suo tessere e smuovere la roccia

e desiderio glabro d’un caldo fra le mani.

5-6-21

A SPANNE

credi sia facile dare forme

all’argilla?

delineare, modellare

avere definito il futuro negli occhi?

Se usi il pennello o le dita

la linea è spessa e ha due confini

E un ricciolo d’argilla

è un grido di profondità, ambisce allo spazio

ambisce

tu stai dentro e analizzi il multiplo confine

sei come un ricciolo

una spanna

una lingua

a cercare un fuori da toccare.

4-6-21

E NON È DETTO

Mi prende l’alba col suo becco giallo

E mi trascina su

Dall’imbuto della notte

Mi appoggia sul prato

Io come un fazzoletto che si gonfia piano

E prende forma

Ho freddo tra i vagiti degli uccelli

ascolto il denso scalpiccio delle ali

già da prima c’era fermento

Prima del mio ingombro quasi inutile alla rinascita

E ancora l’alba mi fa muovere i primi passi

Per via del sole che non salva nemmeno le apparenze

Ed ecco darmi un tono d’energia

E muovere una sedia

E mettere il viso al mio posto tra le foglie primaticce

e rossastre di un pioppo

mi sento parte

lagrimano gli occhi all’aria

come linfa

e non è detto, già è una fortuna il respiro.

3-6-21