DISTANZE

Seduta sull’argine

l’erba di una primavera precoce

Mi arriva alle tempie

Era prima della strada asfaltata

Ma sono seduta qui

So come starei

Il luogo, i momenti, i tempi vissuti

Furono intensi

La natura è stata sempre generosa con me

mi fa bene al cuore

E ora sono qui.

L’esile veccia, il trifoglio blu

Guardo i tetti delle case

Seminate fitte al riparo dalle piene

Sto sopra l’argine perché accumulo distanza

da ogni cosa

Soprattutto se viene il vento

che fa ondeggiare il prato

da qui mi nutro di distanza

e vedo meglio

Una chiarezza ampia sugli orizzonti

Dall’altro lato so che c’è il Po

Ma sta nascosto

La golena è florida di pioppeti e vigneti

Lì si perde l’occhio perché immagina

oltre le piante

Immagina il resto della penisola

e a scorrere

Il Mediterraneo e l’Africa

Navigo tra le pulsazioni del vento

nessuno mi dice dove andare

È così ampia l’idea quando fuoriesce dallo stomaco!

E gli occhi le trovano la strada

Chi passa mi chiede cosa faccio lì

Potrei farmi crescere

una lunga barba bianca da eremita

e restare a lungo

e riempirmi di tutto quello che passa

e della vita che mi trova dentro.

20-8-19

 

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SUSSURRA

lasciare Istambul

l’idea che mi hai portato

La suggestione

Lasciarla?

Sopra uno strascico, un velo sul vento

di vicoli e odori

effluvi nati ad oriente

L’immaginario sussurra e sussurra

 

Dovrei chiamare a me, attirare tutto quel grandioso

che la sorregge, mare

nebbiosi e fluorescenti vermigli

Liscio tavolato d’acciaio

Ammantare il mio proposito d’essere

prendere il posto di quel pieno che manca

Alla mia storia

vita

 

Trapasserebbe me come un suono d’avvento

E resterei trasparenza di mari, medusa

E plancton

e l’oscuro ancora

Inesauribile oscuro.

19-8-19

PASSEGGIANDO

Passeggiando nell’ora buona per il fresco

per il cane, per l’energia

le riflessioni vanno  vengono e s’alternano

 

Poi succede che un arcobaleno inatteso

Metta in fuga i pensieri

La notte in un groviglio di nuvoloni e vento

Ha aperto la sua cerniera

E nasce nel tuo paese, sulle case tue sui tuoi soliti passi

quel nastro di luce scomposta

Ti sorprende e dici che sicuramente porta bene

Ha l’effetto di una gran novità

di cielo sciacquato, di regalo

 

Con quella figura in testa torni sulle tue riflessioni libere

Che ti frullavano prima, pensavi al sognare

I sogni sono caravelle nella testa

Certi sogni permanenti riappaiono inattesi

come un arcobaleno

il raziocinio non s’impone su di loro

si divincolano e fuoriescono da qualche regno dell’infanzia

che sobbolle

dove ti corichi ogni tanto e ti distendi

dove ti scruti con affetto

e ci tieni a te infante

con la tenerezza per quella parte bambina

Quanto tieni a te!

lì trovi i sogni, anche quelli nati da grande

quelli senza speranza, senza gambe

dove fai finta

in un protratto gioco di vera irrealtà

dove si è talmente nudi che la verità fa un po’ paura

ma è naturale e fragile e coraggiosa

Bambina. Ci conserviamo bambini

Pur sapendo dell’impossibilità

E così veri e sommamente inverosimili

 

L’aria puntuta di stamattina

forse lei mi ha instillato certi pensieri

o la cagnetta che ha i sogni nel sonno

e che vive la sua infanzia effettiva

Sta annusando timorosa

È odore di gatto poco lontano

È chiedersi che bestia è immaginare un gioco

o una battaglia, è aver paura

Chissà cosa le frulla in testa.

16-8-19

 

UVA LAMBRUSCO

Appoggiarle fu il gesto

Di puro istinto

e concreto

tra ruminare e agire

Il non potendo altro

 

Appoggiare le parole

Fu come appallottolare il foglio

Incarnirlo

Fargli assumere un’alba

E un giro di vita

Impregnandolo di me

 

Estrazione di metalli

Estrusione di colore dai pensieri

Plasmando argilla di fiume e ombra di gelso

profumo di fungo

uva lambrusco

 

fu la volta che ti scrissi

come scrive l’amore

come pazienta la nebbia

e stritola l’inverno

come le dita includono il pugno

e carezzano fili di ragnatela

carezzano schiume a riva.

13-8-19

 

 

STRA-VAGANTE

L’entroterra

Sempre c’è un entroterra

Gode di particolare consistenza

E stringe nel sonno la conoscenza di pochi

 

Racchiude un sudore d’apicali

Che se scavi un buco in terra

Lo senti un tanfo leggero

Quasi un principio di muffe

 

Allora alloco lì la piantina

O un seme (anche ogni seme ha un suo entroterra)

E meglio se oriundo o d’altro emisfero

con sudore d’acque e storia stra-vagante

 

la terra, l’humus, entro si sposa

e di mondi viva

la pianta s’alimenta e rigoglia e frutta

d’antico e d’australe:

Di muffa si muore.

11-8-19

TUTTO QUESTO DA TEMPO

Per ornamento dei fiori agli occhi

Eccomi qui sulla strada

rotolata

dalle smanie della notte

nella nudità respirante

Lenzuola e cuscini arruffati

conglomerati di tele e piume

Qui nel silenzio madre

del primo vagito

Per ornamento dei fiori agli occhi

Su di me il sudore aveva pianto

come un inconsolabile bambino

E qui che il caldo il caldo il caldo

Prima ancora di una tregua

gronda già come un acquerello

sulle case assorte nell’ultimo sonno

Morbido il passo asfalti vuoti

Lei mi cammina a fianco lieve

e attenta

per i suoi primi passi senza catene

Ora so che il me voleva tutto questo da tempo

Mi approprio del divenire esistenza

Dell’attaccamento di sguardi

In un vuoto che sembra

Sembra nessuno e niente

Sembra me

che ancora un po’

e sembra

tu che mi trasmetti

diretto al petto.

10-8-19