ANDARE A ZONZO

So d’essere nata per le vertigini di un bosco

E mi piace annegare in un mare d’erbe

Mai avrei potuto rinchiudermi nelle tue poltrone

Ingiallite d’ ira e dominio

Così divergenti noi

Che mi venne più chiaro il significato

Di andare a zonzo

Coltivandomi.

27-11-20

ERO VITA NEL MIO FIUME

la mia casa scivola

scompare

diventa un punto

larghi e feroci occhi meccanici

strapparono

tendini e vene, radici:

le mie

nel bosco piccolo delle lepri

nulla mi può trarre dal declino

Il nero sta per assumere vita sulle parole

E poi fu così breve quel salto

e fangosa la riva

che uscendo scorsi la mia metà utile all’aria

e l’altra

strati di pelli morbide e conchiglie

ero vita nel mio fiume

Respiro una boccata di nebbia

cercando un senso a tutte le gocce d’arbitrio

sono un fiume in secca

con croste di acide disillusioni.

26-11-20

TU NUVOLA

ora scende l’umido sul naso

come fosse mobilità del tempo

 

 la scorza dei capelli si sbuccia

per rinverdire

i pensieri calcificati

 

come quando la vita s’interessa a te

e tesse favorevoli assoli

fiori, arie buone

amori …

ma

tu nuvola

oltre i primi pensieri

sorvoli quel che d’oggi viene

e prenoti lunghe strade a oriente.

25-11-20

NON E’ PIU’ TEMPO

la pandemia

una patina sul giardino

la mia carne si spegne come un tramonto

nessun cuore

 

sfogliando fra poesie e umore

m’illumino davanti alla lievità

di versi bagnati come pulcini

 

non è più tempo di zucchero filato

o languido abbraccio o fulvo bacio

l’amore

 è da rivoltare come un cappotto dai bordi smangiati

 

La verità

come nei denti dei vecchi

i baci

 

il bisogno

 

d’amori scomposti, ovunque un po’

di carni sussurranti

di ferite aperte

e morbida cura nella carezza di sguardi

di pieghe riempite dense

e struggenze da colmare

 

muovere il passo poco

poco alla volta

i nervi che suonano invisibili

alle voci 

ed essere ancora

più di prima

nella madre delle cose.

23-11-20

PALPITANTE

ogni tanto ci trova la sera

Si rannicchia sotto l’assito del tetto

e noi accendiamo per lei

la lampadina palpitante

 

Di riunirci nel silenzio

appoggiate ai tronchi del giardino

è sicurezza è stare congiunte

al cielo che scende

 

il mondo si cala in basso e ci avvolge

Essere nella consueta vita

passata?

Forse. E ritrovarsi

 

Prima, poco prima all’imbrunire, il mondo scappa dalle braccia e dalla mente, scivola nell’irrimediabile, va da un’altra parte, si fa nuovo e senza di noi. Un altrove futuro

lo perdiamo un po’ per giorno, noi ricche di passato.

20-11-20

 

mi permetto di aggiungere qui un commento meraviglioso scritto da un bravissimo blogger e poeta su questa mia poesia e lo ringrazio infinitamente.

Cito in questa carta carbone su Nadia Alberici, la bravissima Eletta Senso (della quale ho ripubblicato giusto ieri “Siamo Chiusi In Una Bolla“) in quanto ho notato un importante parallelismo tra queste due abili scrittrici riguardo l’eleganza che le caratterizza. Per eleganza intendo una miscellanea di garbo, stile, gentilezza espositiva e fiera originalità. È per questo che non ho mai annoverato Nadia Alberici tra i poeti classici, insipidi e conservatori, lei mantiene un taglio molto personale ed un’individualità invidiabile. In questa – a tratti filosofica – traccia dal titolo “Palpitante”, si succedono immagini astratte e parole come anelli di una catena tesa dal pathos regolare del climax aulico. Personalmente ho trovato irresistibile quella sorta di “post scriptum” che, in realtà, rappresenta un’originale chiusa e che recita “Prima, poco prima all’imbrunire, il mondo scappa dalle braccia e dalla mente, scivola nell’irrimediabile, va da un’altra parte, si fa nuovo e senza di noi”: già questa diapositiva vale tutta la poesia per l’estro con cui la poetessa esprime la nostra naturale impossibilità di cambiare da soli il destino globale, i frenetici cambiamenti che “perdiamo un po’ per giorno, noi ricche (e ricchi, mi aggiungo alla compagnia… N.D.R.) di passato”. Bisogna seguire il lavoro onirico di Nadia Alberici, il suo blog è un vulcano che erutta stelle iridescenti di un lirismo unico e riconoscibile come tutte le cose che ci fanno sentire a casa, non potete perdervi, per esempio i quattro versi stupendi della sua precedente “Vibrazioni“. Grazie quindi a Nadia per aver prestato tante volte il suo stile unico alle carte carbone di LeMieCose permettendomi di ispessire di parecchio il corpo stilistico del blog. (Filippo Fenara)

NON E’ DI VITA PROPRIA

la falena che mi sento

cerca il niente di una notte

il sapere

nei ventricoli del vento

 

rincorre il movimento dal buio alla luce

il cesello d’insetti

con la nostalgia d’assurdo

delle favole d’infanzia

 

l’attrazione e l’abbaglio

 

Non è di vita propria

è dell’insieme delle strade

scansare foglie secche

in cerca del mistero.

 18-11-20

MORBIDO IL MARE SEMBRAVA

Se l’acqua avesse sentimento

Avrebbe dovuto portarlo in groppa d’onda

Quel bocciolo minuscolo

 

ci mancano da tanto

fissi nella testa

ponti di terra e mani

contro le morti

 

il vociare s’è infettato

meschine paure nei megafoni

 

poi cadono parole

davanti a riflessi

Sgomenti

 

Una lieve commozione

Tanto da non tradire

quel che in fondo

è un dire d’identità smembrate

 

Ai più sensibili una macchia negli occhi

Indelebile

E mi dico

Sembrava marmo

Morbido il mare sembrava

 

E di vero c’è

l’affanno di un mondo annegato.

 

15-11-20