SEMBRA ME

Addomesticata la casa che sembra me

Ed io lei

nella cucina e nel posto sul divano

compaiono trasparenze che mi combaciano

 

Si parla del più e del meno e delle bollette

Poi avanti e indietro

e aggirarsi

Un cagnetto nero

l’intenzione di salire sulla poltrona

Mi guarda e annusa una ciotola appetitosa

Io non ho più e non ancora un cane

Ma credo che sia il desiderio della casa

Di vedere qualcosa in giro

Che scombina l’aria e attrae tutti gli occhi

che sono appostati dietro alle vetrine

sui bordi delle tazzine del caffè

nei loro ricordi da rinvigorire

per quel gesto di girare il capo

indietro e davanti e tutte quelle domande

se esiste una ciotola saporita

così per restare fuori un poco.

18-4-19

 

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SEMBRAVA VOLESSE FAR PARTE DEL TEMPO

Lei di una grazia arresa

ricurva

Alloggiava pensieri, credo

sul viso del mare

il moto regolare, bonaccia, un ruminare

d’abisso

sembrava inviolato nel momento d’intesa

E in approdo

al limitare spugnoso

bivalvi, gusci e pensieri di tempo

in avanti

La sua fronte un’assorbenza di venti

ai lobi capienti

l’ascolto sussurrava fragranze

e lei allungava le braccia

sulle spume per quel che le veniva incontro

prima del rifluire

e il rifluire toglieva

riflessi e speranze

altalene di vite sul moto dell’onda

io la vedevo

davanti al cobalto, unica lei tra cielo e

andamento

sembrava volesse far parte del tempo.

16-4-19

 

RITORNANO CERTE VOGLIE DI RAMO

Adesso mi siedo con la vibrazione dell’erba

e il solletico alle labbra

Guardo scolorire il rosso dei mattoni

e m’ imbelletto con la polvere ceduta all’aria

Quanto prima i ricordi mi diranno

Come fossero scrostati gli autunni

E le strade sempre ferme ad amare le piogge

Perché nell’andamento degli anni

Ritornano certe voglie di ramo

E di scuri in legno che parlano ai polpastrelli

Il corpo ha sete

di verità intrinseche, zolle

buccia, polpa, seme

profumo di scorze sulla piastra della zoppas

e briciole di terra e corteccia

La tengo sul comò la corteccia e odoro

quel corpo intriso, la vanga, la radice

Come un compito di ripasso

E andare a capo col filo e il nodo.

14-4-19

A VOLTE SI DICE PIANO

Poi chiudo tutti i giornali e li associo

ad una memoria esterna da utilizzare al caso

noi viviamo terra – terra raccogliamo briciole più buone

si guarda in basso, si raspa la polvere

si alza la testa ogni tanto per guardare in largo

e scoprire lontano

poi ancora

il cielo è troppo in alto troppe cose fuori

noi stiamo qui a becchettare il possibile

nel fruscio leggero

e inveire in coro

quando il coro è più forte di altri

a volte si aspetta, non si canta, si dice piano.

13-4-19

FORSE FA BENE

E che vuoi che sia cercare nell’occhio del ciclone

forse c’è la bellezza tutta radunata lì

forse tutto l’amore concentrato

e un’uscita per un paradiso oriundo

non ancora celeste

e guardare in quell’occhio così libero

con l’etereo che brilla

con una libertà sfuggita alla furia

forse fa bene

Pensieri di lei seduta sul balcone

con le foglie tranciate contro la balaustra

con raffiche che affogano i respiri

chiudendo gli occhi allo spezzarsi

tanti rami e germogli

e cercare nell’occhio che vuoi che sia

forse tutta la bellezza è concentrata lì.

13-4-19

 

ORMAI CI CAPIAMO

Spesso e quando mi ricordo

spargo qualche manciata di riso sui coppi

sotto la mia cucina per gli uccelletti

Succede che se mi dimentico

le tortore svolazzano davanti alla finestra

come se mi chiamassero. Mi affaccio

e penso: ormai ci capiamo

E mi viene in mente un santo che parlava con gli uccelli

sorrido e non lo dico a nessuno altrimenti mi prendono per matta

ad avere tutta questa predisposizione animalesca

Però se mi vedo con qualcuno che non conosco

guardo se ha un battito d’ali negli occhi

anche soltanto per disegnare una linea

di contatto, che non si vede, ma c’è

se si è nello stesso cerchio.

11-4-19

ASPETTANDO

Stavo seduta lì nel letto aspettando

che alba facesse

per levarmi da un torpore

e vedere come piano piano la luce strofina l’armadio

e gli muta colore

Tutte le mattine succede la stessa cosa

e pensare

che ancora l’armadio resta chiuso a queste carezze di luce

e alle onde di colore

mi piacerebbe che si aprisse alle moine

che in fondo è una vita che ti chiama.

11-4-19