MA MI SENTO SAPETE?

Ma mi sento sapete? Mi sento il subbuglio

Mi sento la frana la colpa

Mi escono parole CRIMINE FASCISMO DELINQUERE

POPOLO VUOTO SENZA OCCHI E BOCCHE OSCENE

Mi sento la rabbia che non passa

Mi dico: semplificare ripiana cancella offusca è povertà

La complessità è buona è ricca è consapevole è d’uomo

Mi sento l’assurdo che siamo

Mi sento la poesia banale

Mi sento la ferita del sangue non mio

Che scivola nel mare

Mi sento che si va avanti così senza nulla fare.

20-1-19

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CONTENTARSI DI UNA FINESTRA

Difficile difficile

Oggi è pugno chiuso

(non minaccia, è stretta di semi nel palmo

Mattiniero è un merlo

poi passeri e tortore e ballerine così apro il pugno

per la piccola folla)

è contentarsi di una finestra

 

Ma è formicolio disperso

I semi hanno impresso il palmo

Trasudato aroma pensieroso

Leggero canto di ballerina sul ramo

Solo natura è poesia

è scodella di brodo nelle giornate d’inverno

 

Oggi è viscere bislacche e aggrumate calde

È storia di bandoli è raccogliere gomitoli

Di colori diversi è il kitsch

Un coro kitsch di bulimia

Armonia d’esperimento verminaio di parole

e sassaiola confusa di crocchio d’attesa

sto radendo il cielo con un tosastelle

Perché sento una morte di vento.

19-1-19

 

PRENDILE

Ti ascolto da lontano moto uniforme di pianoforte

E forte nelle corde

Come se ti dicessi leggera foglia vieni sulla soglia delle mie parole

Una mattina ancora fresca di pioggia oso chiederti di salire sul sentiero

Le radici a fior di terra nervi delle mie paure

Oso chiederti l’abbraccio di un braccio di voce e la tua lontananza

Non tagliare gli sguardi al mare sono per me

Ed io raccolgo le nebbie del primo raggio e l’assetto sfiorente di un giardino

Raccolgo e mando al segmento di viaggio tra le ruote

Prendile come note senili di un passo di danza nel vuoto di una stanza.

18-1-19

OSARE E SCRIVERE

Osare e scrivere senza essere densa in qualche momento

soltanto densa materia o pioggia che nutre istante chiaro

mentre diventa

Bordato di ruggine rossa di ferro sulle parole che sole senza prenderle per mano scivolano e da sole s’inventano strade senza sostanza

senza sangue sui piedi senza briciole d’interezza senza intenzione d’orgoglio restano chine nelle mie mani calde col mio caldo corporeo e femmineo rivestito di flanella lenzuolo sotto ad un disegno modesto

di stoppa e carne con il tempo non consegnato

se fosse scampolo d’accento sfuggito.

Essere qui e un insieme di me disgregato sui tasti

Sulla biro e sui tasti come se passasse un’ala che mi spiuma. Poi un aggregarsi fulmineo di nebbia.

17-1-19

SI MUOVE MUSICA

Si muove musica

È mantello è oscurità velata

È il tabarro di Cesare in volo sulle spalle

È le pieghe velate di neve

È volo di corsa in bici

È velo di brina sui baffi

È folto sopracciglio e pieghe del volto

È folta voce e folte mani larghe

Pozzi gli occhi ceruleo in fondo

Si vedeva la nuvola chiara

Che il tacere suo disegnava

È il toscano tagliato a metà

È conosciuto a metà

È una folta pelliccia e ristagna.

16-1-19

CERTA BREZZA

Certa brezza dell’inverno dormiente

Suole asciutte e bianche e sole

 

Mi sceglieva le tempie azzurre

Ed era azzurro anche un cielo

 

Una certa brezza azzurra mi slegava

I capelli fragili, il crepitìo

Di quasi cristallo

 

Si formava diversa una cresta d’aria

Rimirava rigirava e mangiava le foglie

Di quasi subbuglio

 

La cresta d’aria era fine e profumo

E mieteva il respiro dell’erba

Di quasi giaciglio

 

Mi vestiva allestiva in parte nuova di me

Con la sua forma grecale

Era notte di quasi speranza

14-1-19

COME ARRIVANO MESSAGGERI I SILENZI

Con una folata d’aereo si sparsero pupille

Per riportarmi ad un mondo più grande

 

Le stavo assestando al frigo come si usa

con le calamite dopo un viaggio

 

E non so, mi sei venuto in mezzo

Come arrivano messaggeri i silenzi

 

So che mi abbracceresti con un calore di sabbie

E con la voce che è bosco di scintille

 

Sto sistemando delle cose con la perenne intenzione

Di trovare loro il posto adatto

 

Non trovo mai il giusto luogo

Potrei decidermi dopo l’ordine costruito

 

So che mi baceresti le spalle, ma

io non vorrei amarti con un amore lieve

 

Veglia su di me il cuscino

È piuma d’oca tramandata dall’infanzia

 

Uccello migratore e instabile

Finirebbe per guastarti l’ala mia piumata

 

Su di lei pioggia e fiume sgrondano

Senza sosta scivolando dalla sua libertà

 

Anche l’aria scivola fluttuando

Troverà forse una conca di  stanziale pazzia.

12-1-19