LE 7

le sette. Qui riordinando l’aria di fauci assonnate

nei vagoni trasparenti di un lombrico

e sublimando la durezza dei corpi di materie fredde

.

qui si apre il giardino-ponte tra me

e l’altro che riverbera nella mente

come il tenero tramonto degli autunni

.

la luce fa danzare la begonia poi filtrante tendina

raggiunge l’orchidea bianca

i suoi capillari che bevono forsennati e

il vapore della pentola

.

e quel pallido della luce schiarisce le chiazze untuose del frigorifero

materia e materie unite per quel tepore rincorso

rincorso anche nella notte dove duole il lenzuolo

.

e m’inietto morbide lane di suoli odorati

e calde leggere onde in amore con la mia pelle.

.

Ero qui nel solito trasparire che l’ordinario uccide.

INGOIA E SEMINA

La camicetta smeraldo, il vento delle primavere

L’odore d’erbe nella bassora estiva

La bicicletta e conquistata l’atroce e benedetta

specchiera delle solitudini

.

i lembi e le foglie

il dissesto i sobbalzi

e la doratura d’occhi

ingoia, ingoia fino all’ultimo giro

e oltre e oltre

che non puoi prendere

né con la falce né col digiuno

la schiena al tronco

.

abituami a raccogliere e a rilasciare

seminare

ai sensi, seminare alla bruma

la mia pelle sgualcita il respiro breve

la terra nelle mani per farmi creta

e le api, le api, anche loro!

14-10-21

SEMPRE LEI

Lei confina il silenzio e tutte le assenze

sotto l’uscio

rompe l’aria, trafigge i miei pensieri

scalfisce i minuti martellando

fino al mio cedere

con una cascata di voce

e il crollo d’ogni regola

.

poi riempio la sua ciotola

per la mia pace, il mio fare

l’assalto di vita che qualche volta mi frigge dentro.

13-10-21

TANGO

C’era una frenesia d’attori,  

attrici più che altro

il gocciolio nevrotico della doccia

E le tazze abbandonate nella cucina

.  

La mia notte ti ha riconosciuto, sbalordita

Speso a sistemare, rastremare ricordi con una donna a fianco

E vedendoti

Mi hai visto e l’occhio: non andare

.

Per quel tanto pensare

Che se mi avessi detto, detto, detto!

.

Non andare! Al mio chiuso ciao

.

Che se una porta mi avessi socchiuso

In quel tempo uscito con un lampo

Che nemmeno un movimento da lontano

.

E in tutto il mio niente

(corpo e poca cosa)

.

Ti ho perduto! Fino al fiato più corto

Fino al gesto dell’abbraccio

Nel silenzio

Le ossa nette di un sogno!

12-10-21

COS’È RIMASTO?

Tante cose le hai imparate disfacendo il rancore

Dopo di che è come camminare a piedi nudi nell’erba

.

Cosa è rimasto dall’ultima volta

Quando tutta l’acqua è defluita

ancheggiando in una canzone

.

Ci si perde poi. si mandano via le illusioni.

.

Si sta su una riva qualsiasi

A mettere le speranze nelle zampe dei ragni d’acqua

E a far sorgere dei coralli dal fondo dei fossi

.

Cosa è rimasto?

Il corpo denso, un estratto di vita

Un miele riunito dentro che mandi in circolo al bisogno.

11-10-21

LI HAI RICONOSCIUTI

E ancora lottare, il presidio, stare attenti ai segnali

Di chi non se n’è mai andato

E ancora la sensazione rinverdita di quella volta

Dovevi cominciare anche tu, il tuo tempo venuto

Vent’anni dopo la guerra, il comizio, la celere

.

Ieri sera li hai riconosciuti: rabbia e dolore

I tuoi l’avevano incisa ormai nei polsi la figura del fascista

La riconoscevano a prima vista e tremavano le iridi degli occhi

Quei polsi li hai anche tu, fatti così, con i sensori

la violenza delle parole, le voci tra la saliva e la vigliaccheria

.

uno spartiacque nella forma dei tuoi pensieri

devi dirlo, devi mostrare bene i polsi

è una direzione che naviga a vista nelle paludi

e annusa anche il deviare ambiguo del grigio.

10-10-21

IL VELLO DEL TEMPO

È presto per coricarti sotto alla betulla

Lei piove foglie con la misura dell’abbondanza

Bisogna aspettare che sfoggi la ricchezza del primo autunno

.

Suppongo che diventi un amalgama di stagnanti colori e suoni

Che possa colorare quell’opaco rumine delle tue incertezze

.

Tu sognante

a ferite scomparse in un delta

stretta alle redini per non lasciare andare

il vello crudo del tempo

Scegli dalla riva il momento della doratura penultima

sulle increspature delle chiome

.

A volte per raccontarsi le cose che fermentano

Bisogna andare dentro un albero

A volte s’incontrano le paure

Si sgranocchiano piano piano per vedere se vanno via.

9-10-21

PUOI SOLO ASCOLTARE

sapere cosa c’era

nel mistero che trasmigrava

dalla tua mano al mio fianco

.

Vibrazioni d’aria

linguaggi di schiume

.

Ascolta il confondersi

I due fiumi con il proprio colore

I loro pesci e le piume perse

L’un l’altro dentro

.

Tu che vuoi capire

I rumori del sotterraneo

Il dono del tuo corpo

.

Dentro nel silenzio di un prato

Puoi solo ascoltare

periferico scorrere

Passerà per il centro

ma senza luci.

8-10-21

COME UNA FOGLIA IN VOLO

Ti ritrovo dall’altra parte

passato il ponte

Tutto il vuoto che si è fatto fluttua agli orli

.

Guardi indietro, all’incontrario

E come hai fatto a progredire mi domando

Saltando da un’agonia all’altra

E quelle gioie indiscusse improvvise

Come dai gorghi. È per quelle?

.

E dire: sei arrivata qui sulla bassòra

A stringerti ancora tra le ghiandaie

E chiamare sempre, come una foglia in volo

Chiamare sempre l’orizzonte.

7-10-21

CHE COS’È?

vedi come entra ed esce peregrinando

sui depositi che si accatastano

questa vena di durezza?

.

stavi bene sulle creste di sabbia

e le frane sotto ai piedi

cedevolmente affondavi le dita e risalivi

.

oggi mi parli dell’asprezza delle rocce

passi vicino e ne cogli l’inamovibile

Sei il nocciolo della pesca, il ramo, la scorza rugosa

.

Eppure ancora affondi gli occhi sotto alle coperte

e stai lì nel bordo delle occhiaie scongiurando

e dici non è vero

.

Ti sembra sempre che arrivi il maltempo

e muri le finestre, la voce, il cuore.

6-10-21