LA BANALITA’ DELLA POLVERE

Decideva di restare

Del resto partire per dove?

I pretesti si sarebbero svelati

al primo soffio di vento: una tenda di tulle

decideva di non seguire consigli

Decideva di non muovere onda

E di non graffiare terre

Come è per la moltitudine dei corpi

l’inefficacia dell’impronta

e la banalità della polvere

Decideva di proseguire incontro ad ogni morte

Come fluisce l’acqua

Il destino avrebbe posto sassi

E lei come acqua passando sopra

attendeva l’oblio della stanchezza.

8-7-19

 

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VOLEVO BEN DIRE

Volevo ben dire scegliendo attratta

d’inconsapevole

Quella porzione di bianco

E insieme schegge di garza

Là in un punto preciso

Di quel vetro d’aria incolore

Volevo ben dire di quel vuoto che sta là

A insaputa riflesso

nella vista di fronte panchina

scorci di foglie prima del cielo

quanti vuoti intorno!

Tolgo occhiali e scelgo un ritorno confuso

Nell’indistinto mi muovo d’istinto

In base all’odore di vuoto e di corpo

Come da lontano nella nebbia

Lucida mente.

7-7-19

MI VIEN DA SCRIVERE UNA LETTERA

Mi vien da scrivere una lettera

Come anni fa

Oggi non è più tempo, le età e le mode

Le emoticon scelte in velocità che completano le frasi

Però adesso che l’ora è stranamente ferma

con una pace e una tranquillità primordiali

adesso che il buio si sforma  e poca è la concitazione d’uccelli

perchè fanno la conta e si chiamano da un filo a un camino

per sapere chi è rimasto dopo la tempesta

Adesso mi vien da scrivere una lettera

Ancora il suono delle palline grandi come la vecchia naftalina

Alberi spelacchiati in cima

Orti rifiniti con cura

disperazione

di Fierino e Gennaro e Gennaro e Fierino

In tondo ad allargare braccia e a dire e ammutolire

 

La calma giunge da una notte di sonno fresco.

Si raccoglieranno foglie, anche qualche mela delle mie

Il caldo degli ultimi giorni follemente Intriso nei muri

io come il muro follemente bollente

Poi la tempesta e la tachipirina

Riequilibrio.

 

Mi trovo qui a stropicciare i triangoli di velluto

della mia cagnetta pronti ad ergersi ai rumori

E a pensare ad una lettera di carta e penna

Per una confidenza, un desiderio di confidenze

-Ciao amore mio il tempo è rotolato così avanti

E quanto siamo cambiati noi?

Io rintanata qui, la vecchiaia è un confronto duro

Da tenere a bada

Una piccola tempesta giornaliera

Perdite e rinnovi

e tu montagna solida?

t’immagino così

incastrato in quel tempo senza tempo

dove corri vorticoso

capace di determinare

la tua vita una lotta da condurre sulle cose

io di vivere dentro le cose e succhiare il poco.

4-7-19

MI PIACQUERO UNA ROCCIA E UNA SPINA

Mi vollero così la notte e il mare

L’una sull’altro

Coprendomi

Mollusco

 

La chiglia fendeva e suonava

Non v’erano altri rumori

Se non di legno e d’acqua

I fianchi stringevano genti e voci

 

Non v’erano altri rumori

Se non di legno d’acqua e di genti

Un lento lambire un parlare comune

E si aggiunsero a tratti le lune e le stelle

 

E le nubi. Ma il tutto era unico grumo

Un pugno d’esseri

Una balìa del caso

Fardello di polmoni sul dorso

 

di un nero montante d’acqua

Era divenuto grumo

rigettato dalla sua terra

il destino in balìa

 

Una scheggia di nave

La chiglia i fianchi le genti e il destino

Un unico pugno di tempi diversi

Una scheggia sul mare

 

E non so perché ero seduta ai fianchi da lontano

udivo rumori

E la testa mi fu ricca di suoni

Mi portò la schiuma alla riva

Con il caso di luna e di stelle

 

E non so perché mi ebbe il mondo

Che non volle tenermi

Capitai per caso come il caso volle

Staccandomi e sconquassandomi

 

Il caso destino volle buttarmi

Come muta di granchio

Sull’isola di una mano

Ed io larva confusa

Mi piacquero

Una roccia e una spina.

2-7-19

LE MIE STRADE

Le strade da qui alla piazza

Mostrano una sete che è

corde di vene nel collo

 

Tu dici di chiamare un mare

a lenire e a leccare le crepe

l’acqua intensa del mare

 

Quella che il sole gira e rivolta

con ampie mani

Come un impasto di tinte turchesi

 

Una di quelle finestre di sicilia

che imbarcano l’odore di sale

e pulito. Hai presente?

 

ci sono pure colori di braccia nel sale

Sembra nuoto di fiori

Chiama il mare con le braccia scure

Chiama l’universo a gocciolare

 

E disseta le mie strade

Sotto assedio d’ardesia

Riempi le voci di foci di fiume

 

E pesci e colori sulle bocche

Riempi di lontananze ed abissi

Fai scorrere fino alla risoluzione delle crepe.

28-6-19

UN CORRIDOIO PERENNE

Quelle poche cose che inciampano

Sul mio arrivo

Danno forma alle ore

E mi rallentano in un corridoio

Allora mi chiedo se il mio luogo sia

Un corridoio perenne

Con la possibilità di stanze laterali

appese come foglie al ramo

Stanze da scegliere secondo un istinto

o il caso che si presenta

o secondo il corrugamento dell’anima

L’anima

o meglio un’immagine di mondo

che m’attraversa e un po’ punge

e si ricrea

A volte impunemente pensa di essere

un cofanetto d’oro e trattiene il chiuso

seduta a tavola con me

E mi chiedo se mi manchi o no una figura di Cristo

che appare su molte bocche

ma nessuno mai me l’ha insufflata

e mi sono abituata così con la libertà di una mancanza

e le spalle scoperte che avverti

quando scompare un genitore

Quando entro in una delle stanze a scelta

è una fatica

ma se mi attrae avrò cura di scoprire

ogni singola mattonella.

28-6-19

MI TENGO FUORI

Gradirei una valanga di versi ora

Che si posasse come cuscino

Queste ore fioche abitate da sconosciuti

Distribuiscono dolci e caramelle e monete d’oro

E vacanze colorate e la licenza del sogno

 

Io gradirei una valanga di versi

lanciare una lancia nel suo dorso

far volare grafemi ventosi sul viso

e slabbrare amorevolmente

il tenero dell’acqua e delle voci

 

Osservare con la bocca pensante

a labbra congiunte

sporcarmi di occhi

fabbricare una distanza di versi

sullo scambio di variegati respiri

 

mi tengo fuori

raccolgo una rete di vuoti con pochi pesci

mi chiederanno dove sono finita

cosa faccio sul mio grembo

Mi tengo fuori con pochi versi

efelide spersa.

25-6-19