LA NARRAZIONE DI ME

Trovai le emozioni intorno agli organi

In attesa di narrazione

 

Tanti paesi in fila tante auto in fila

Il veloce scambio d’altrui voci e rumori

 

Un treno in fila liscio sul silenzio

mi acquetò stranamente

appianava il flusso sanguigno

 

La sua scomparsa lasciò subitaneo un vuoto

un’assenza di macchine un cambio di stato

 

Accarezzai le mie emozioni ancora immobili

I miei occhi le tempie le mani tutte in sincrono d’attenzione

 

 

Il colpo era stato uno stand by di me

E aveva assorbito, ero stata assorbita divenendo altro

 

Con cautela, quasi per non farmi male

L’auto mi aveva mostrato lo squarcio

La realtà materiale era entrata nella mia aura

 

Nulla scalfì di carne ma fu invasione

totalizzante

 

I miei granelli fini le congiunzioni di me e cervello

fecero involucro, mi protessero

 

il fluire ora scardina impedimenti e occlusioni

ora la narrazione di me ha consueta forma

ora il pensiero si espande sui rami.

6-9-19

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UN RITORNO

Gradevoli sorprese

è accaduto poc’anzi

che dispiegasse il buonumore

il filo rosso di Manuel

il nastrino cileno sulla mappa delle visite al blog

Mi s’infilano le ore come punti da ricamo

e non so spiegare, ma è una pervasione di serenità

lo sciogliersi di nodo

Ci fu una lunga assenza

un vago stato di turbamento,

l’immagine di lui sopra un tavolato di mare

o nell’intrico di una città

a cercare il cuore delle cose

ad ascoltare i pesci e l’amore

Svanito nel tempo suo di poeta?

Ci sono giorni che iniziano bene

in quel presto da contadini

che s’inoltrano nelle ultime oscurità

con Orione limpido a sud est

Nel gradevole sapore

emergeva un fulcro di sole dietro le case

un bagliore intenso del principio

che meravigliava

Il cammino svelto con questo cane

che mi aggiusta la vita

Il graduale spampanare del rosso bruciore

nel liquido terso del giorno

E un ruscello mi pareva

ma era uno strofinarsi di foglie anziane

sui pioppi. La brezza.

e scoprivo che era già settembre

appena caduto dal cielo.

4-9-19

COME UN CANE DIETRO A UN GATTO

Chi si guarda intorno e si domanda

delle velature di sole ogni mattina

e degli occhi suoi chiusi

sul ruotare allampanato delle folle

l’osservare è una forma d’intelligenza evoluta

e non è un lasciarsi correre come un cane dietro al gatto

la vanga e l’orgoglio due differenti occhi

su questo secolo nato traverso

come un estraneo paese sopra una fune

non semplicemente un gioco

ma un incedere di lamine sottili

e una fuga d’insetti dall’esoscheletro

non un gioco d’acque e fiumi

ma un accumulo di bestia dietro a un gatto.

3-9-19

SUL DIRE CHE PASSA

Un’accorata forma di mare

Lambisce tutti i miei lobi e le mie branchie

Mentre parlo sulle carte

Sui passi piatti d’alluminio

I miei lisci passi di fisica persona nel quartiere

Uno scorrere sembra indenne

Fuori da ogni silenzio in un comune approdo

d’ufficio postale

E l’artigiano nucleo contadino

fa scivolare le sue mani

piatte

mani lisce lisciano il tavolo come una pialla

sul dire che passa

Forma accorata di mare

Sopra un ballo di lucertole e il suo vento ispido.

1-9-19

FAI UN GIRO

Fai un giro fino a sud dove si trova

quella piccola scheggia nel mare

Vai ad incontrare una terra ferma

Che naviga da millenni

sopra un cespuglio d’azzurro

Già ingombri gli occhi

La crosta dondola nel mare

ancorata davanti all’Africa

l’immensa

Trema come pelo d’onde

E lampi di sole

E di pelle

Ingombra la fronte

E sorrisi increduli su intestini dolenti

E destini sbocconcellati

Fai un giro a sud

Dove l’Italia pullula di case e roccia e bellezza

E rabbia d’arsure che sgretola le cose

E caduti prima di nascere nelle polveri da sparo

Profumo di zagare e ginestre nelle canzoni

E durezza di zigomi e l’estremo delle vite.

 

Qui da me che viaggio sento già il dolore

che è una casa malmessa

E piove dentro goccia a goccia

Mi scarabocchia il cervello

E gli occhi smarriti che cercano ragioni

In altri spettatori come me

M’ interrogano

Qui a scrivere versi sbocconcellati

E le fotografie

Ma voi non vedete?

Accorati gesti

Da vita a vita, da dolore a dolore

E i miei occhi che sanno dei mari belli del sud

Belli, la bellezza. A che serve tutta quella bellezza?

Ho deciso di avere speranza senza santi

Perché se davvero ci fossero, se davvero!

Dovremmo fare ciò che ogni uomo dovrebbe

E ogni donna sa in sé del suo istinto

della pancia che si apre per la vita

Ho speranza, la coscienza si faccia vedere

Si liscerà il mare? Si liscerà la voce ruspante dei galli?

Si alzerà la voce mia?

Voglio andare in piazza con un cartello

Dire che la mia vita e tutte le mie cose

Non valgono più niente

Niente vale se non quel bimbo che cresce

La donna e l’uomo e l’amore e il bene

Dire che non sarò mai niente senza il fermento

così diverso, senza l’oro di una vita sopravvissuta

da cui imparare

Ditemi cosa vale così tanto da voi!

31-8-19

 

STO CON LEI

Decido alla sera di spegnere le luci

e la stanza e le stanze non saranno più soltanto mie

Continuerà a danzare di riflessi ed ombre

e le oscurità più scure

LA NOTTE!

e per tutta la notte

la casa nel suo destino

Ma curo il momento del trapasso, del collasso, del buio più nero

Prima di concludermi

Prima di coniugarmi all’assenza

Lei entra dalle finestre, pastosa e piena con quella zaffata densa

che preme sulle cose e su di me:

gli occhi aperti per il suo modo di fluire all’interno mio

ed appropriarsene

Mi porta il suo odore che è sudore di scorze

e trifoglio e ali

le ali emanano il tepore di piume

o dell’aria che le attraversa

 

Constato il suo girovagare sulle gote e sulle cosce

mi protegge e m’insinua qualche bagliore lunare

perché io chieda alla luna

responso di tante parole e memorie

che le affidai da un emisfero all’altro

Così l’abbraccio e sto con lei

nella rotazione cosmica

Un tutt’uno come siamo

Con la paura d’universo

Materia e basta.

22-8-19

A FIATO APPESO

Si attendeva dal groviglio di capelli

Che vi fosse rimasto mare

dentro un nido d’alghe e acciughe

 

si attendeva, uscendo da una spenta dimora

una lanugine bianca di presente

come dovesse essere un ben di dio morbido ed evanescente

 

si attendeva che le rugosità e gli spigoli

battenti sulle tibie

smettessero di appartenere alle sue borse della spesa

e, a fiato appeso, un passaggio lieve d’aquile

sopra un campo di fragole

 

Vivere senza che tutto avvenisse

e alzare la posta nella sua misera testa

per un equilibrio di bene e male

 

Voleva trasmigrare e non dire

non rivelare ai parlanti del mondo osceno

il valore breve delle sue immagini

non rivelare il modo suo del dolore

il pianto asciutto della sua pelle e il garbo

greve delle sue braccia

non rivelare non dire

tenere dentro le sue intime pulsioni

e il vecchio cuore.

Straniera.

25-8-19